La nuova collezione di artigianato equo-solidale è arrivata nelle Botteghe Mandacarù con colori e profumi dell’estate.
I colori della nuova collezione Primavera – Estate 2009 portano la primavera nelle Botteghe Mandacarù. L’unicità e la personalizzazione delle nuove creazioni sono ottenute attraverso l’esaltazione delle lavorazioni e dei motivi artigianali tipici delle molte comunità che lavorano con Altromercato per lo sviluppo di rapporti economici più equi. L’arrivo della nuova collezione è una bella occasione per conoscere i produttori e le loro tecniche di lavorazione tradizionali.

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ABBIGLIAMENTO E ACCESSORI
Una bella novità per l’abbigliamento è la linea in sari riciclato. Camicie a kimono, gonne e vestiti dal design moderno nascono dalle stoffe dei sari tradizionali delle donne indiane: i capi sono tutti unici perché confezionati a mano dai produttori a partire da tessuti già diversi per motivi e fantasie. I nuovi modelli di prendisole, kurta e le gonne Ratna sono di Selyn (Bangladesh).
Gli accessori da coordinare l’abbigliamento sono adatti alle diverse occasioni: dai pareo alle borse in fibra per il mare, agli articoli per vita di tutti i giorni, come la borsa anni ‘70 in canapa di Craft Link (Vietnam) e la tracolla India di Pushpanjali (India) in denim.
Anche per la bigiotteria e gioielleria i nostri produttori hanno scelto materie prime naturali, semplici ed eleganti, come la tagua: un seme decorato con disegni originali ed esclusivi. L’argento è abbinato a pietre e legno o lavorato finemente: la linea Liberty di Pekerti è in filigrana, tecnica tradizionale indonesiana.

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L’ANTICA STORIA DEL SAREE
L’idea di riciclare i saree per creare i nuovi capi di abbigliamento Altromercato viene dall’antica tradizione indiana di riutilizzare i tessuti dei saree per confezionare
i patchwork: in Bengala i ‘kantha’.
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I tessuti dei saree, lunghi fino a sei metri, sono da sempre stati riciclati nella tradizione indiana.
L’idea più innovativa della nuova collezione Altromercato è la proposta di gonne, camice e vestiti creati con le parti non rovinate di questi tessuti. Ogni antico saree diventa così un capo di abbigliamento unico e multicolore.
È interessante però raccontare anche la storia più antica, quella dei Kantha fatti a mano dai vecchi saree e riproposti come trapunte, stole, copriletto… una storia in continua evoluzione.
La donna non buttava via mai nulla. Usava vecchi indumenti, tessuti usati e logorati per creare “nuove” cose per la casa. Da qui si sviluppò nell’India occidentale l’affascinante arte del patchwork: i kantha del Bengala, i sujnis del Bihar o i gudris del Gujrat; praticamente ogni paese ha la sua propria versione di stoffe riutilizzate.
La donna, con pazienza infinita, usando ricami per tenere uniti gli strati, trasformava questi semplici vecchi stracci in trapunte, stole, scialli, fasce per neonati, finché queste stoffe diventavano opere d’arte, una tela dove ogni donna poteva esprimere se stessa con una libertà senza pari.
Nel Bengala, noto anche per la bellezza dei suoi saree, si crede che i kantha fatti dai vecchi saree siano impregnati di poteri magici. Essi portano con sé il calore e la virtù della persona che indossava i saree o i dhoti (l’indumento maschile scucito, simile al saree): danno benedizione e protezione. Per questo i bambini vi vengono avvolti.
I kantha tradizionali erano fabbricati da saree tessuti a mano. Questi saree avevano bordi colorati, dove venivano usati fili un po’ più spessi. Le donne avrebbero usato questi fili più spessi come ricami per tessere disegni sui kantha.
I saree tradizionali tessuti a mano hanno lasciato il passo ai più popolari saree di cotone con stampe sgargianti. Le stampe sono fatte in stabilimenti nell’ovest dell’India, a Maharastra e a Surat; i disegni sono tradizionali o fantasie occidentali floreali degli anni ’60.
Il saree moderno, come si vede indossato in molte città metropolitane, è lungo da 5,5 a 6 metri e largo dai 110 ai 114 cm. Ma nei villaggi saree così lunghi sono ingombranti poiché lo stile di chi li porta è completamente diverso. Inoltre saree così lunghi ostacolano il lavoro nelle risaie. Quindi la lunghezza dei saree nei villaggi varia dai 4,5 ai 5 metri.
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Il kantha tipico è composto sovrapponendo saree appena lavati su un suolo argilloso, pulito e reso più solido attraverso un mix di concime bovino, argilla e fieno finemente sminuzzato.
Dopo aver cosparso un po’ d’acqua sul suolo per inumidirlo (questo aiuta atenere fermi i tessuti) vi vengono posate le stoffe ritagliate, appianandone tutte le pieghe. Poi queste vengono imbastite in modo da tenere uniti tutti i pezzi. Questo è un lavoro speciale che non tutti sanno fare veramente bene. Normalmente ogni villaggio ha le sue esperte. La qualità del prodotto finale dipende dalla sovrapposizione. Dopo che quest’ultima è terminata, tutti gli strati vengono cuciti definitivamente insieme (a punto filza) con filo bianco o colorato.
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La larghezza varia dai 90 ai 100 cm, a seconda delle condizioni del saree. Un bordo logorato può dover essere rimosso del tutto. Allo stesso modo le misure del doppio kantha possono variare dai 180 ai 200 cm in larghezza e dai 200 ai 250 cm in lunghezza.
Per fabbricare un kantha a 5 strati di questo tipo vengono utilizzati 5 saree. Tutti i saree hanno un “Anchol” o “Pallu”. Questo è la parte più decorata che si trova in fondo ad ogni saree e che pende come una sciarpa quando il saree è indossato. Il “Pallu” non viene mai buttato via, viene sempre usato nel kantha.
Tutti i buchi sono rammendati e rattoppati con grande cura. Le donne non buttano mai i saree, anche se sono troppo rovinati; li tagliano in piccole strisce e li attorcigliano per farne fili per tessere, lavorare a maglia o all’uncinetto. Altrimenti utilizzano i fili per tessere disegni sulla iuta, usata per fabbricare piccoli tappeti o cuscini.
Siccome questi vecchi saree sono raccolti dai diversi paesi, le stampe e i colori sono tutti differenti: non ci sono mai due capi simili. I colori di solito sono piuttosto brillanti, dato che le donne preferiscono indossare colori caldi e vivaci: rossi, arancioni, gialli, rosa sgargianti, blu profondi, verdi e neri. I colori pastello sono molto più rari. I dhoti sono sempre bianchi o color crema. Ma anche nei paesi, più uomini vestono pantaloni e magliette all’occidentale piuttosto che il dhoti, quindi un dhoti è più difficile da trovare.
Questa tradizione secolare continua, evoluta e aggiornata, anche ai giorni nostri.