Progetto “Buenos Aires Equo e Solidale”, Argentina (2004)

“Buenos Aires Equo Solidale” è un progetto pilota ed è frutto di una partnership tra il consorzio Ctm altromercato di Bolzano, la cooperativa Mandacarù di Trento, la cooperativa Chico Mendes di Milano e la associazione Arte y Esperanza di Buenos Aires.

La mission entro cui si colloca l’azione del progetto è quella di ridurre gli squilibri economici internazionali e interni alle singole nazioni garantendo opportunità di lavoro e di sviluppo sociale a persone, comunità e culture svantaggiate e minoritarie. Il commercio equo e solidale è la forma avanzata di cooperazione internazionale e di aiuto umanitario utilizzata per conseguire risultati significativi a livello di comunità indigene.

“Buenos Aires Equo Solidale” intende, ad un primo livello, rispondere al bisogno di autonomia economica riportato da numerose comunità indigene argentine. Il miglioramento delle capacità tecniche e commerciali, relative alla produzione e vendita di prodotti artigianali tipici, rappresenta la soluzione più naturale che questo intervento intende perseguire nel rispetto delle tradizioni e con una particolare attenzione al miglioramento delle condizioni lavorative.

Ad un secondo livello pare opportuno e coerente raggiungere l’integrazione di questo nascente movimento argentino con il sistema internazionale di commercio equo e solidale attraverso il trasferimento di competenze e lo sviluppo della relazione tra gli operatori regionali e nazionali del commercio equo e quelli di Buenos Aires.

La situazione argentina

Nella seconda metà del 2001 l’Argentina è entrata in una crisi economico-finanziaria dovuta anche allo sviluppo della gestione dei pagamenti del debito estero.

Nel giro di pochi mesi un’enorme fuga di capitali e la svalutazione del peso argentino, che ad inizio 2003 valeva un terzo di quanto valeva un anno prima, hanno portato circa un terzo della popolazione a vivere sotto la soglia di povertà e l’Argentina è giunta ad un tasso di disoccupazione superiore al 25%, secondo le stime di diverse organizzazioni non governative (tra cui Mani Tese, i missionari saveriani e l’associazione di cittadinanza attiva argentina Celec).

La diminuzione della spesa pubblica per sanità, istruzione e infrastrutture (già nell’anno 2000, il pagamento del debito estero assorbiva il 9,1% del Pil nazionale, mentre le spese per educazione e sanità sommate ammontavano all’8,4%), l’incremento dell’urbanizzazione e la riduzione drastica e repentina del potere di acquisto e di accesso al proprio risparmio della classe media completano il quadro odierno di una situazione economica e finanziaria depressa e stagnante.

La situazione sopra descritta pesa in misura maggiore sulla popolazione indigena argentina, che conta circa mezzo milione di persone distinguibili in 19 etnie e che è sempre rimasta ai margini dello sviluppo economico del paese.

Ciò ha indotto molte organizzazioni di base argentine (tra cui la Caritas) a potenziare i propri programmi di supporto alla difesa dei diritti e dell’identità degli indigeni, nonché quelli di sviluppo delle capacità produttive e commerciali degli artigiani indigeni.

Oltre alla pesca, alla caccia, alla raccolta e all’agricoltura in condizioni spesso svantaggiate, attività che garantiscono la mera sussistenza, l’artigianato rappresenta per le popolazioni indigene l’unica altra necessaria fonte di sostentamento e di concreta preservazione della propria cultura.

Il problema maggiore deriva dalle difficoltà incontrate nell’inserimento dei prodotti nei circuiti commerciali tradizionali: il miglioramento della qualità e l’aumento della varietà dell’artigianato, una capacità di continuità nelle forniture e di una maggiore organizzazione del lavoro, nonché l’informazione sulle culture tradizionali caratterizzanti i prodotti, rappresentano le grandi sfide da affrontare per sviluppare un circuito virtuoso di economia solidale locale.

In questo senso lo sviluppo a Buenos Aires di una rete di punti vendita dedicati all’artigianato etnico sarà il primo passo per facilitare l’accesso al mercato degli artigiani indigeni.

Il progetto coinvolge in particolare popolazioni appartenenti all’etnia Wichi. Le popolazioni Wichi (della famiglia Macaco-Mataguayo) ammontano in totale a circa 80.000 persone e sono principalmente dislocate nelle province montuose e aride di Chaco, Salta e Formosa, nell’Argentina nord-occidentale.Vivono in condizioni di malnutrizione ed emarginazione in comunità “dirette” da leader tradizionali e si sostengono principalmente con la pesca (attività in crisi negli ultimi anni a causa dell’inquinamento delle acque dovuto allo sfruttamento delle miniere boliviane), oltre a coltivare terra di proprietà non loro.

Proprio la lotta per la riconquista della proprietà terriera è uno degli elementi caratterizzanti l’azione civile dei Wichi, la cui cultura tradizionale ha dovuto subire negli anni l’aggressione dei programmi socio-culturali delle varie sette religiose e dello Stato argentino.

Nonostante ciò, il sistema culturale e l’organizzazione sociale Wichi (in cui l’interdipendenza con la natura è totale), la cosmogonia, la lingua e la medicina tradizionale sopravvivono.

Questo progetto intende incentivarne la forza e la diffusione attraverso lo sviluppo della lavorazione artigianale del legno e della tessitura, lavorando in particolare con le comunità di Morillo e di Los Baldes.

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