Le banane sono in testa alla classifica dei prodotti del commercio equo e solidale venduti in Italia. A quattro anni dal loro lancio, rappresentano circa l’1,5% delle banane consumate oggi nel nostro paese.
Il piccolo miracolo economico si deve a Heini Grandi e ai suoi collaboratori (Ctm-Altromercato) che dal 2000 hanno avviato la campagna “Banane scatenate” e organizzato l’ingresso del primo prodotto fresco nella gamma equa, tradizionalmente legata a prodotti come caffè, cacao, tè, tutti prodotti con minori problemi di conservazione.
Oggi le banane eque vengono coltivate in sei Paesi del Sud: Ghana (il primo a ricevere la certificazione FLO-FairTrade Labelling Organizations International), Ecuador, Repubblica Dominicana, Colombia e Costa Rica.
L’equità delle banane viene garantita da FLO, che certifica i produttori secondo criteri sociali e ambientali. Vengono verificate le condizioni di lavoro: il produttore deve garantire ai braccianti uno stipendio equivalente o superiore ai minimi stabiliti dalle leggi locali; va consentita la libertà di associazione e il diritto alla contrattazione collettiva. Il posto di lavoro deve rispettare le norme di sicurezza. Sono banditi il lavoro forzato e lo sfruttamento dei bambini: chi ha meno di 15 anni non può lavorare. Devono essere garantiti diritti sindacali basilari come la maternità, l’assistenza sanitaria, il diritto alla casa e all’istruzione. Anche l’ambiente va salvaguardato. La piantagione non si deve espandere a danno di foreste vergini, aree protette, lagune, sorgenti d’acqua. Le pratiche agricole – stabilisce FLO – devono conservare e migliorare la struttura del suolo perché sia fertile a lungo e resistente all’erosione dell’acqua. Le risorse idriche vanno preservate dall’inquinamento da pesticidi: i più pericolosi (classificati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità e dal Pesticide Action Network) sono banditi, così come gli erbicidi. La gestione di una piantagione secondo questi criteri è molto più costosa della norma. Per questo il commercio equo paga le banane eque un prezzo superiore a quello di mercato.
La Cooperativa Mandacarù ha partecipato alla Campagna Banane di Ctm-Altromercato del 2001 e negli anni ha replicato attività di sensibilizzazione nei punti vendita della grande distribuzione in tutte le località in cui hanno sede le botteghe Mandacarù.
L’iniziativa più recente è stata la settimana dall’1 al 6 dicembre 2003: sabato 6 dicembre, nei 10 punti vendita Sait vicini alle botteghe Mandacarù, i volontari hanno gestito una giornata di sensibilizzazione distribuendo volantini e dando informazioni generali sul commercio equo e sulle banane Altromercato.

Durante la promozione sono state vendute 5040 kg di banane biologiche per un totale di 8467 €.
Prima della promozione vendevamo, in media, circa 900 kg di banane in settimana per un fatturato di 1512€ a settimana con un margine lordo di 103,5€.
Attualmente i consumi sono passati da una media di 1000 kg /settimana (periodo novembre 2003) ad una media di 1500 kg/settimana, con un aumento del 50% circa. Il fatturato a settimana è passato a 2540€ con un margine lordo di 173,9€.
Grazie alla campagna di sensibilizzazione i punti vendita Sait che acquistano regolarmente le banane sono passati da 35 a 72 .
Nel maggio 2003, è stato dedicato un Inforum al progetto banane con l’intervento di Jorge Ramirez, di El Guabo Equador, a cui hanno partecipato circa una quarantina di persone, in rappresentanza delle Botteghe Mandacarù.