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Dal 1° luglio ai prodotti alimentari del commercio equo e solidale a marchio altromercato che trovate nelle botteghe Mandacarù viene applicato un complessivo aumento dei prezzi che di media si aggira intorno al 6%, rispetto al listino precedentemente in vigore.
Con questa comunicazione vogliamo illustrare le motivazioni di questo aumento, dal momento che riguarda direttamente i nostri produttori ed il difficile momento economico che molti di loro stanno vivendo. Infatti nel commercio equo e solidale anche i cambiamenti climatici, le tensioni internazionali, i movimenti macro e microeconomici e la speculazione finanziaria diventano gli ingredienti dei nostri prodotti e incidono sui loro prezzi.
Crisi alimentare e cambiamenti nelle tipologie e produzioni agricole
Dopo la crisi alimentare del 2008 alcune varietà locali di materie prime alimentari di base sono quasi introvabili (ad esempio alcuni mais o caffè): è infatti molto più semplice e redditizio nel breve periodo piantare varietà alimentari resistenti, OGM e coltivare in piantagioni intensive, che coltivare varietà autoctone in sistemi non intensivi che garantiscono la biodiversità. Moltissimi piccoli produttori perciò stanno abbandonando la coltivazione di alcuni tipi di riso o varietà di caffè proprio a favore di varietà internazionali più richieste dal mercato. Tuttavia nel medio lungo periodo, questa strategia non è sostenibile: visto che produrre alimenti è un business, lo sono diventati anche i fertilizzanti e le sementi brevettate che servono a produrre sempre di più. In questo sistema i costi di produzione dei contadini salgono, così come l’indebitamento e la dipendenza economica da chi fornisce loro questi strumenti e dagli andamenti della domanda altalenante del mercato internazionale. Altromercato però continua a sostenere un modello di agricoltura contadina, fatta di piccole realtà sostenibili dal punto di vista della sicurezza alimentare e legate al territorio e alla Madre Terra.
I costi dei prodotti di base
La crisi e il business speculativo dell’alimentare hanno indotto inoltre l’esplosione dei prezzi di beni che intervengono in maniera indiretta sui prodotti Altromercato, che dal 2010 al 2011 si ripercuote su moltissimi comparti. Dai dati di maggio 2011 alcuni ingredienti non equosolidali dei prodotti trasformati Altromercato, come ad esempio i biscotti o le creme spalmabili, hanno avuto i seguenti aumenti: Burro +30%, latte crudo +21%, oli vegetali +50%, frumento biscottiero +80%. (fonti CCIAA, Associazione Granaria di Milano, Borsa Merci di Modena).
La condanna del WTO all’economia protezionistica – miele e zucchero
L’Unione Europea, allo scopo di proteggere le proprie produzioni, richiede adempimenti sempre più onerosi agli esportatori. I produttori di miele non CE devono dunque continuamente soddisfare richieste sempre più alte in termini di qualità e investimenti negli impianti di produzione, di certificazione e analisi, legati alle nuove normative europee. Devono quindi continuamente confrontarsi con oggettive limitazioni alle possibilità di esportazione verso l’Europa. In America Latina queste problematiche si sommano a problemi climatici già citati. Dopo la condanna del WTO della produzione protetta di zucchero di barbabietola, l’UE ha deciso di trasferire gli acquisti verso lo zucchero di canna. Ovviamente la domanda decisamente superiore continua a far crescere in maniera significativa i prezzi, e, al contempo a far accedere al mercato qualità sempre più scadenti di zucchero. Sono penalizzate dunque le produzioni di zucchero di canna biologico, con disponibilità limitate; si rende necessario riconoscere prezzi più elevati ai produttori per garantire continuità nelle produzioni. In alcune aree (es. Filippine dove si produce lo zucchero Mascobado) si fa pressante anche il problema della concorrenza delle coltivazioni per uso energetico (biocarburanti). Da un documento inviatoci dai produttori di PFTC Filippine (Mascobado): “[…] Il riso nell’ultimo anno è aumentato del 8,6%, lo zucchero del 17,6% ed il petrolio e suoi derivati del 25%. Mentre aumenta la disoccupazione, si diffonde la dilagante povertà nel paese, l’amplificarsi del problema della sicurezza alimentare, a fronte della contrazione delle produzioni agricole, dovuta al cambio climatico e alla massiccia conversione di molte aree agricole ai biocarburanti (oltre 700.000 ettari dal 2008 a oggi).“
Cambiamenti climatici – frutta secca e caffè
Recenti studi hanno registrato un aumento della temperatura e dell’umidità nel pianeta tali da pregiudicare la corretta coltivazione di alcune specie vegetali e i precedenti livelli di produzione. I nostri produttori di frutta secca (cajou, noci amazzonia, uvetta, mango essiccato, datteri ecc) e di caffè stanno incontrando forti difficoltà legate all’alternarsi inconsueto di siccità, fortissime precipitazioni, cicloni e fioriture fuori stagione. In particolare in Centro America, area avocata alla produzione del caffè arabica biologico di qualità e dove sono presenti molti nostri produttori, negli ultimi due anni la produzione è crollata del 25% a causa di cambiamenti climatici mai verificatisi in precedenza.
La situazione è difficile: i contadini devono studiare metodi per resistere alle intemperie, per compensare le minori rese produttive (scarse quantità) e le conseguenti perdite economiche generate dal cambio climatico. Altromercato, coerentemente con la propria missione, appoggia i produttori riconoscendo loro prezzi che rendano possibile la continuità economica dei progetti.
Come il petrolio condiziona le materie prime agricole
Il prezzo del petrolio condiziona l’agricoltura e la catena dei prodotti trasformati, agendo sull’aumento dei costi di trasporto e di quello degli imballaggi da esso derivati; indirettamente agisce anche sull’incremento dei prezzi delle materie prime vegetali dalle quali si ricavano alternative ecologiche di imballo o carburante, (es. mais, zucchero per bio etanolo ecc) che subiscono tuttavia le stesse dinamiche. In Palestina dove le difficoltà del paese amplificano gli effetti, i costi dei trasporti interni hanno provocato notevoli rincari nei prezzi di acquisto di cous cous, mandorle e datteri.
Conseguentemente tutto ciò ha causato aumenti per le referenza del caffè (+18,7%), dello zucchero (+8%), del miele (+4,8%) e della frutta secca (+12%), oltre che di alcuni prodotti trasformati che utilizzano queste materie prime, quali i biscotti (+7,8%), confetture (+16,6%) e creme spalmabili (+10,4%).